Copertina di Quello che non si vede di Roberto Merli

ROBERTO MERLI - LIBRO

QUELLO CHE NON SI VEDE

Lo spazio invisibile in cui si libera il potenziale Ci sono aspetti della prestazione che tutti vedono: il gesto, il risultato, l’errore, la vittoria.
E poi c’è uno spazio meno visibile, fatto di stati d’animo, percezioni, relazioni, domande, convinzioni e scelte.
Questo libro nasce dal lavoro svolto per anni proprio in quello spazio.

Copertina di Quello che non si vede di Roberto Merli

Di cosa parla

“Quello che non si vede” racconta il percorso professionale di Roberto Merli: prima atleta, poi allenatore, successivamente coach al fianco di atleti, tecnici, staff e squadre. 

Non è una teoria costruita a tavolino e non è un manuale di tecniche. 

È il racconto di incontri, errori, domande, strumenti scoperti e strade cambiate quando il campo restituiva qualcosa di diverso da ciò che era stato previsto.

Il filo che attraversa il libro è semplice: ciò che vediamo nella prestazione è spesso il risultato di qualcosa che si è costruito prima, dentro e intorno alla persona.

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Da dove nasce

Prima di lavorare con gli atleti, Roberto è stato atleta.
Prima di accompagnare gli allenatori, ha allenato

Questa origine ha segnato il suo modo di fare coaching: conoscere la tensione del campo, l’errore, le aspettative e la responsabilità ha reso inevitabile una domanda che nel tempo è diventata centrale: perché una persona, pur possedendo competenze e risorse, non riesce sempre a renderle disponibili quando servono?

Chi sono

Roberto Merli è personal coach e mental coach. 

Il suo percorso nasce nello sport, prima come atleta e allenatore e poi nel lavoro con atleti, allenatori, staff e squadre. 

Da oltre vent’anni studia e sperimenta sul campo come stati d’animo, percezioni, relazioni, comunicazione e contesto possano incidere sulla possibilità di esprimere il proprio potenziale

Atleti
0
Manager
0
Società
0
Privati
0

disponibile in versione cartacea, ebook e audio

Cosa dice chi ha lavorato con Roberto

CIRO SGORLON

Allenatore Rugby

Quando ho contattato Roberto, Nicola era passato dal ruolo di secondo piazzatore a quello di principale e la sua percentuale di realizzazione era scesa fino al 40%.

Il lavoro con Roberto gli ha dato un metodo: imparare a concentrarsi su ciò che gli serve, trovare le risorse necessarie e affrontare il calcio con maggiore serenità e fiducia.

I risultati sono cresciuti progressivamente, fino al 93% di gennaio e al 100% nelle ultime due partite. Era proprio ciò che cercavo: una strada concreta per incanalare energie, impegno e qualità del lavoro verso l’obiettivo.

EZIO GALON

Atleta/Allenatore Rugby

Ho conosciuto Roberto arrivando a Parma dalla Francia, in un momento complesso della mia carriera. All’epoca ero scettico sul mental coaching: pensavo che l’aspetto mentale fosse soprattutto innato.

Il percorso con lui mi ha aiutato a chiarire obiettivi personali e sportivi, costruire processi quotidiani e lavorare su concentrazione e focalizzazione. In poco tempo ho trovato maggiore continuità nella performance e quella stagione si è conclusa con il ritorno in Nazionale.

Oggi, da allenatore, considero quel lavoro ancora più importante: atteggiamento e processi mentali sono decisivi per affrontare sfide, difficoltà e vita di squadra.

CARLO PARISI

Allenatore Volley

La collaborazione con Roberto è iniziata nel mio primo anno a Scandicci ed è proseguita lavorando sia sullo staff sia sul piano personale.

L’obiettivo era migliorare le relazioni all’interno dello staff e approfondire il rapporto allenatore-atleta, la comunicazione e la capacità di guidare le giocatrici. La parola che associo a Roberto è “competenza”, unita a una grande passione.

Questo percorso mi ha fatto crescere molto nel mio modo di allenare e ancora oggi continuo a confrontarmi con lui per trovare chiavi di lettura sempre più efficaci nella relazione con le atlete.

Cosa troverai

A chi può interessare

Perché ho scritto Quello che non si vede

Non avevo progettato, all’inizio, un percorso già definito. Molte delle tappe professionali che oggi riconosco come importanti sono nate da occasioni, domande, incontri e dalla disponibilità a mettermi alla prova prima di sapere esattamente dove mi avrebbero portato.

Con il tempo, però, ho iniziato a vedere un filo comune. 

Cambiavano gli sport, i ruoli, le persone e i contesti, ma tornava sempre la stessa attenzione: cercare di comprendere che cosa permettesse a una persona di vedere più possibilità, assumersi responsabilità e liberare qualcosa che era già presente.

“Quello che non si vede” nasce dal desiderio di dare una forma a questo percorso senza trasformarlo, a posteriori, in una storia lineare o perfetta. Ho preferito conservare dubbi, errori e passaggi di apprendimento, perché sono parte del lavoro tanto quanto i risultati.

Scrivere è stato anche un modo per tornare sugli episodi con uno sguardo diverso. Non per fissare una verità definitiva, ma per rendere leggibile il cammino che mi ha portato dal campo al coaching e dal lavoro sul singolo alla lettura delle relazioni e dei sistemi.

Il libro prova a raccontare questo viaggio. 

E, forse, anche il motivo per cui continuo a considerarlo ancora aperto.

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Prevista uscita per il 6 Novembre

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     Il libro è in scrittura, uscita prevista entro Ottobre. Le iscritte alla waitinglist saranno le prime a saperlo,  lancio ufficiale.